Bologna centro storico – Itinerario alla scoperta dei portici


(Ingrandire la mappa per maggiori dettagli)

Bologna è la città più porticata al mondo e i suoi portici costituiscono un patrimonio culturale architettonico unico, tanto da essere candidati alla lista dell’Unesco. La lunghezza dei portici supera i 38 km solo nel centro storico.

Come sono nati i portici di Bologna?

I portici di Bologna nacquero in maniera pressoché spontanea, nella seconda metà dell’XI secolo, per aumentare gli spazi abitativi. In un primo periodo si aumentò la cubatura delle case con la creazione di sporti in legno sorretti dal prolungamento delle travi portanti del solaio e, in caso di forte sporgenza, da mensole dette “beccadelli”.  Con il tempo gli sporti aumentarono in grandezza e fu necessario costruire colonne di sostegno dal basso perché non crollassero, creando così i portici.

Via Clavature 1

Via Clavature

I portici favorirono l’espansione di attività commerciali e artigiane, oltre a rendere i pianterreni più abitabili e un luogo di socialità. I portici, inoltre, offrivano riparo dalle intemperie e dal sole, permettendo di percorrere le strade con qualsiasi condizione atmosferica.

Visto l’aumento della popolazione in città dovuta alla presenza dell’Università e alla forte migrazione dalle campagne, nel 1288 il Comune di Bologna fu costretto a intervenire per disciplinare questa pratica edilizia.
Fu quindi stabilito l’obbligo di costruire un portico in muratura per ogni abitazione, seguendo dettami tecnici ben precisi: dovevano essere alti e larghi almeno 2,66 metri per permettere il transito di un uomo a cavallo, e i banchi degli artigiani e dei venditori non dovevano impedire il libero passaggio.
Non tutti rispettarono queste normative, soprattutto nei quartieri più poveri, come attestano i verbali dell’epoca e come rilevano ancora oggi i portici con le loro forme e dimensioni differenti.
Più tardi, successivi statuti, come quello del 1352, imposero per i nuovi edifici un’altezza e una profondità maggiore di 3,60 metri e tutta una serie di regole che ancora oggi sono rispettate.

Portici medievali lignei

Risalenti al XIII secolo:

  • Casa Isolani in Strada Maggiore (oltre 9 metri).
    Sotto il portico di Casa Isolani e guardando in alto, s’intravedono, conficcate nelle travi, le tre “frecce”, che hanno alimentato le più note leggende della storia bolognese (è uno dei “7 segreti di Bologna”). In realtà le frecce sono semplicemente canne, incollate lì da qualche studente per fare uno scherzo all’architetto Faccioli, che nel 1877 stava restaurando Casa Isolani.

Isolani

  • Casa Grassi in via Marsala e case Boncompagni.
  • Casa Rampionesi in via del Carro.

Via del Carro, Casa Rampionesi

Risalenti al XIV secolo:

  • Casa Azzoguidi-Rubini in via S. Nicolò.

0 Portico S. Niccolò

  • Casa Seracchioli in via S. Stefano.

S. Stefano

  • L’ex orfanotrofio di via Begatto.

Begatto

Risalenti al XIV secolo:

  • Il portico di via de’ Gombruti 17.

De' Gombruti

Altri portici medievali

Strada porticata di Santa Caterina

Trovo questa strada incantevole. Ha l’aria di borgata, con le sue casette colorate e irregolari, come i suoi portici, privi di arcate e strutturate con travi e architravi di legno.

Nella vicina via Senzanome si trova il portico più stretto della città, largo appena 95 cm.
In origine si chiamava via Sozzonome (non se ne conosce il vero motivo e sono state formulate varie leggende…). Nel 1874 fu rinominata via Senzanome.

Via Senzanome

I beccadelli

Un’altra novità costruttiva del Trecento sono i beccadelli, dei semiportici senza colonna.

Alcuni esempi:

  • Casa Berò in via Rolandino.

Via Rolandino 1

  • Palazzo d’Accursio, nella facciata posteriore, in via Venezian.
  • Palazzo Ghisilardi-Fava (Museo Civico Medievale di Bologna) , via Manzoni.
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Portici rinascimentali

  • Il portico Palazzo arcivescovile in via Altabella, con un loggiato che sfiora i 10 metri, è il più alto e antico portico in muratura della città (1293).

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  • Il quadriportico della basilica di S. Maria dei Servi in strada Maggiore, progettato a fine Trecento, il più largo della città.

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  • Il portico laterale della chiesa di S. Giacomo in via Zamboni (1477-1480) voluto da Giovanni II Bentivoglio, e il maestoso portico cinquecentesco di palazzo Malvezzi de’ Medici.

Portico Zamboni

  • I portici di palazzo Bolognini-Isolani e delle Case Beccadelli in Piazza Santo Stefano.
  • Il portico del palazzo del Podestà, in Piazza Maggiore, dove tra il 1472 e il 1494 l’architetto Aristotile Fioravanti creò i pilastroni ornati da formelle, ognuna diversa dall’altra.

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  • Il portico “dei Bastardini” (Ospedale degli Innocenti), in via d’Azeglio, chiamato così perché sotto le volte ebbe sede l’orfanotrofio fino al 1797. Sotto il porticato una statua di ferro battuto con sembianze diaboliche e femminili osserva minaccioso i passanti. La “diavolessa” bolognese fu collocata all’ingresso dell’ex orfanotrofio per indurre al ripensamento i genitori che si accingevano ad abbandonare i loro neonati.

Nella seconda metà del Cinquecento nascono molte vie porticate: come il portico che sovrasta l’ingresso della chiesa di S. Bartolomeo in strada Maggiore; il loggiato di Palazzo del Monte-Gaudenzi all’inizio di via Galliera e lo splendido portico dell’Archiginnasio (139 metri e 30 arcate), realizzato dal Terribilia nel 1563, noto come “Pavaglione”.

Alla fine del XIX secolo, furono realizzati gli eleganti portici di Piazza Cavour e via Farini.

Il portico di San Luca

Fuori dal centro città, portico più famoso e più lungo della città e del mondo (3,796 m.), che conduce al Santuario della Madonna di S. Luca.

Vedi nostro precedente articolo dedicato al Santuario di San Luca.

I portici candidati alla lista UNESCO

  • Portici di piazza Santo Stefano (XII secolo).
  • Strada porticata di Santa Caterina (esistente già nel 1296). Vicino alla chiesa di Santa Caterina di via Saragozza, faceva parte del quartiere popolare di Bologna. Menzionata come “Pizaimorti” nel Medioevo, forse a causa di una terribile pestilenza che decimò l’intero quartiere.
  • Portici trionfali di Strada Maggiore.
  • Portici del Baraccano (XV secolo). Le arcate di via Santo Stefano portano sino al santuario della Madonna del Baraccano, alla destra del porticato e attraverso un ampio loggiato.
  • Portici commerciali del Pavaglione e piazza Maggiore (XV secolo).
  • Portico via Galliera-via Manzoni (XV-XVI secolo).
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Via Manzoni

  • Portico devozionale di San Luca (1194–1765). Una salita che riporta sino al santuario della Madonna la cui icona, secondo una leggenda, è stata dipinta dall’apostolo Luca. Con la sua costruzione ebbe origine il rito del passamano: il 17 ottobre 1677 si rese necessario trasportare i materiali attraverso una lunga catena umana composta da tutti i cittadini bolognesi che accorsero per portare il loro aiuto.
  • Via Zamboni (XVIII secolo).
  • Piazza Cavour e via Farini (XIX secolo). Le grottesche rosse a sfondo bianco decorano questi portici di palazzi borghesi di fine Ottocento.

  • Portico della Certosa (XIX secolo). Realizzato dall’architetto Ercole Gasparini, che decise di collegare l’Arco del Meloncello al cimitero extraurbano della Certosa.
  • Edificio porticato del Mambo (1917). Il Forno del pane fu voluto da Francesco Zanardi, primo sindaco socialista della città, per bloccare le speculazioni del primo conflitto mondiale sull’alimento base per il sostentamento umano.
  • Quartiere Barca (XX secolo). Costruito dopo il secondo conflitto mondiale con funzione residenziale, è uno dei quartieri popolari della città.

Gli itinerari di Barbara


Link interni:

I portici di Bologna

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