I portici di Bologna



Vivere a Bologna significa camminare per il centro storico sotto i portici e abituarsi all’idea, quanto mai errata, che tutte le città ne siano dotate allo stesso modo.
Vivere a Bologna significa cioè dimenticare che, al contrario, nessun’altra città al mondo ne misura la stessa lunghezza complessiva di quasi 40 chilometri.
Vivere a Bologna significa sbuffare se ci si vede costretti a percorrere, sotto la pioggia, un tratto di strada che ne sia sprovvisto, o ad attraversare un breve segmento a cielo scoperto fra un porticato e l’altro, come se i portici fossero un diritto imprescindibile per chiunque vi cammini sotto, al riparo dall’acqua o dal troppo sole.

Nel centro storico di Bologna la loro assenza sotto alcuni palazzi, o in alcune strade, è un insulto, una disarmonia, una sciatteria di chi abbia progettato, in passato, gli edifici che risultino privi sia pure di un modesto colonnato angusto e buio, se non arioso e ricco di abbellimenti decorativi e architettonici come quelli dei palazzi antichi più signorili.

I buoni camminatori potrebbero partire dal portico del Pavaglione, quello che costeggia una fiancata della Basilica di San Petronio – la chiesa più grande della città che si affaccia sulla piazza più grande del centro storico – e raggiungere a piedi il colle di San Luca calcolando, più che il tempo impiegato per coprire il percorso, le poche decine di metri a cielo scoperto incontrate lungo il tragitto, vuoi per un attraversamento pedonale, o vuoi per le rare interruzioni dei colonnati tra un isolato e l’altro. Questa, forse, potrebbe essere l’unica bizzarria di un certo rilievo per chi abbia confidenza con la città, perché per chi invece veda Bologna per la prima volta, la vera bizzarria è proprio la presenza costante dei suoi portici, con le inevitabili corse prospettiche, con quel frequente spostarsi del punto di fuga se la strada curva, con le loro fogge e altezze e cupezze e luminosità sempre diverse.

I portici di Bologna, col loro richiamo agglomerante, col loro invito ad indugiarvi sotto guardando le vetrine e a camminarvi senza rimpiangere troppo la mancanza di un ombrello, stanno ancora aspettando di essere riconosciuti dall’UNESCO come ‘patrimonio dell’umanità’.

Be’, sarebbe ora di farlo e senza ulteriori indugi, non siete d’accordo?

Anche perché l’umanità che vi si avvicenda sotto, nel loro accogliente abbraccio, ne è consapevole ormai da un millennio o quasi.

 

 

Stefania Ferrini

 


The Arcades of Bologna

To live in Bologna is to stroll through the historic center under the arcades and to grow accustomed to the idea, however misguided, that all cities are adorned in the same fashion.
To live in Bologna is to forget that no other city in the world covers the same overall length of nearly 40 km.
To live in Bologna is to scoff if you find yourself having to walk an uncovered stretch in the rain or cross briefly the open space between one arcade and another, as if arcades were an inherent right for those sheltered beneath them.

In the historic center of Bologna, their absence under some buildings or along some streets is an insult, a disharmony, an oversight by whoever designed them in the past. These buildings lack even a modest colonnade, however narrow and dark, not to mention the rich, airy architectural embellishment of more noble buildings.

A seasoned walker could start at the Pavaglione arcade, which runs alongside the Basilica of San Petronio – the biggest church of the city overlooking the largest square of the historic center – and reach by foot the hill of San Luca, all the while noting not only the time it takes to complete the trip, but also the few dozen meters of open sky encountered along the journey, either for a crosswalk or for the rare interruptions between the arcades from one block to the next.
For one familiar with the city, this is perhaps the only notable quirk, as opposed to the notion that the persistent arcades are actually an oddity for first-timers, who encounter their changing lights, heights, and shapes, and inevitable shifts in perspective as the road curves and vanishing points shift.

The arcades of Bologna, with their collective lure and their invitation to linger to gaze at window displays and to walk without the need for an umbrella, are still waiting to be recognized by UNESCO as a World Heritage Site.

Well, it’s about time, wouldn’t you agree?

Especially since people have moved beneath them, conscious of their welcoming embrace, for nearly a millennium.

 

Translated by the students of the Ohio State University (Columbus, Ohio, USA), under the guidance of Prof. Janice Aski, Director of the Italian Language Program.

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