Bologna: Fontana del Nettuno



Fontana Nettuno

Fontana del Nettuno e Palazzo Re Enzo

Al Żigànt (il Gigante)

Dopo un lungo e paziente lavoro di restauro durato un anno e mezzo, in data 22 dicembre 2017 il Gigante, così chiamato dai bolognesi, e le sue belle figure di contorno sono tornati all’antico splendore del 1566, anno in cui fu inaugurato.

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Piazza del Nettuno

L’intero monumento celebrativo fu progettato dal palermitano Tommaso Laureti, incluso il complesso sistema idraulico sotterraneo per attingere l’acqua dalla Conserva o Cisterna di Valverde, erroneamente nota come ‘Bagni di Mario’. Un capolavoro di ingegneria rinascimentale difficilmente immaginabile dal livello stradale, costruito per la raccolta e la decantazione delle acque piovane fatte confluire con quelle della sorgente Remonda, presente sotto il vicino colle di San Michele in Bosco, verso la piazza e le aree circostanti. Oggi visite guidate consentono di apprezzarne il valore non solo ingegneristico ma anche estetico (v. link in calce).

 

Il poliedrico Laureti, architetto, ingegnere, scultore e pittore, ideò la struttura in tutte le sue parti: dalla gradinata alla vasca, dalle nereidi ai blasoni, dai mascheroni ai putti con improbabili delfini (non se ne conoscevano le vere sembianze) simboleggianti Gange, Danubio, Nilo e Rio delle Amazzoni, ovvero i principali fiumi dei quattro continenti fino allora conosciuti dalla cristianità, e progettando anche gli allegri giochi d’acqua zampillante da trentotto ugelli che il recente lavoro di restauro ha finalmente ripristinato.

 


Laureti affidò le parti scultoree allo scultore fiammingo Jean de Boulogne (1529-1608), detto Giambologna, già noto a Firenze presso la corte medicea per avervi realizzato alcune opere. Il suo Nettuno in movimento soddisfò appieno i gusti di Papa Pio IV che non aveva invece gradito quello più tradizionale disegnato da Laureti,  saldo su due gambe e troppo statico.

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Committenti dell’opera furono il cardinale legato Carlo Borromeo, nipote di Pio IV, per voce del suo vice-legato pontificio Pier Donato Cesi, lo stesso che seguì la costruzione dell’Archiginnasio, cresciuto sul lato destro della basilica di San Petronio.

Come la costruzione dell’Archiginnasio, di cui abbiamo già parlato in un precedente articolo, anche il dio dei mari e delle tempeste doveva lanciare al mondo il chiaro messaggio del Papa: il potere culturale e religioso, nonché in questa seconda fase anche quello di elargire le acque vitali per la città, apparteneva alla Chiesa Cristiana e non ai riformatori protestanti, né ai cocciuti bolognesi che si mostravano più devoti alla basilica di San Petronio che a quella di San Pietro!

Pertanto, come la sede universitaria arrestò per sempre la costruzione di  un transetto della basilica, perché non superasse in grandezza quella di San Pietro – compito facilitato dalla mancanza di finanziamenti della città per concludere i lavori iniziati duecento anni prima -, anche il possente dinamismo di un Nettuno con il braccio teso a placare le eccessive turbolenze esplicava ulteriormente il monito alla collettività. Che fosse quindi chiaro a tutti: quel vigoroso dio della mitologia rappresentava il Papa di Roma, per quanto nelle forme più nude e virili dell’arte più classica.
Tuttavia, dopo la chiusura nel 1563 del Concilio di Trento, tutte le nudità artistiche furono via via ‘imbraghettate’. Così come successe quindi ai nudi della Cappella Sistina a Roma, ad altri affreschi e nudi monumentali sparsi per la penisola, anche il Nettuno finì col ritrovarsi per un certo periodo pudicamente rivestito con braghe, nel suo caso di bronzo, poi fortunatamente rimosse.

La ‘vendetta’ del Giambologna

Ai fini della comune decenza, e in pieno clima di Controriforma, il Papa pretese che il Nettuno mitologico non ostentasse un’eccessiva dotazione fallica. Da qui la nota leggenda sulla ‘vendetta’ del Giambologna di giocare con una determinata visuale prospettica del Gigante. Se si osserva infatti la statua alle sue spalle, arretrando in diagonale a destra verso l’ingresso della Sala Borsa, il pollice della mano tesa suggerisce una diversa e divertente ‘funzione’ del dito. Una pietra più scura incastonata nella pavimentazione della piazza, nota come pietra della vergogna anche ai visitatori stranieri, indica l’angolazione migliore da cui apprezzare lo scherzo giocato al Papa dal giovane scultore. 

Da Populi Commodo a latrina!

Una delle iscrizioni ai lati della vasca indica l’acqua della fontana come bene elargito ‘per la comodità del popolo’. Molti tuttavia ne fecero gli usi più inappropriati, chi lavandosi o sciacquando le verdure vendute al mercato circostante e chi usandolo persino come latrina. Nonostante le pene (addirittura corporali) fossero inclementi, nel 1604 l’amministrazione cittadina fu costretta a recintare il monumento con una cancellata di ferro che fu rimossa definitivamente solo nel 1888. Per consentire alla popolazione l’accesso all’acqua pubblica furono costruite quindi quattro piccole fontane esterne alla cancellata di cui rimane solo quella rivolta verso Piazza Maggiore.

Fontana del Nettuno - Lato posteriore

(Foto P. Poppi. Fonte: BolognaCheCambia)

Fra antico e moderno

Il marchio della casa automobilistica Maserati è un chiaro omaggio alla città di Bologna, sede iniziale delle Officine Alfieri Maserati, così come lo è la scelta dei tradizionali colori cittadini rosso e blu.  Per rafforzare il senso di appartenenza alla città, Mario Maserati, l’unico dei fratelli che aveva preferito l’arte alla meccanica, disegnò il simbolo del tridente che fu esibito nel 1926 sulla prima automobile prodotta dalle officine, la Tipo 26.

Tridente Nettuno Maserati

(Fonte logo Maserati: Museo del marchio italiano)

L’ottusità degli algoritmi

Per un breve periodo, le immagini frontali del povero Nettuno furono censurate da Facebook. L’iniziativa arbitraria del social sollevò una tale indignazione di massa e mediatica da indurlo a ravvedersi (e ad acculturarsi meglio…).

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Stefania Ferrini

 


Link esterni:

Storia della fontana del Nettuno (Comune di Bologna)
Cisterna o Conserva di Valverde (‘Bagni di Mario’) (video ETV RETE 7)
La ‘censura’ degli algoritmi (la retromarcia di Facebook nel 2017)

Categorie:Bologna, Bologna e ProvinciaTag:

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