Archiginnasio di Bologna 1: aule di studio e Biblioteca



Piano sup. Antiche aule scolastiche 1

Un po’ di storia

Lo Studium bolognese divenne il primo centro universitario del mondo occidentale tra la fine dell’XI e i primi decenni del XII secolo. L’espandersi della società e l’inevitabile ampliamento del Corpus iuris civilis di Giustiniano, ad opera dei glossatori che ne analizzavano e commentavano il testo, avevano reso l’Alma Mater Studiorum la più fiorente scuola giuridica del tempo. Per cinque secoli accolse rampolli di famiglie facoltose provenienti dalle più remote regioni d’Europa e non solo: nel 1601 vi giunse dal Perù anche il primo studente di Diritto, quando l’America Latina si chiamava ancora Indiarum.
Avvantaggiati dalla comune conoscenza della lingua latina, gli studenti partecipavano, a pagamento e in numero ristretto, alle lezioni tenute dagli insegnanti presso le proprie abitazioni o presso centri culturali religiosi della città.

In seguito alla Riforma protestante smisero di affluire i seguaci del movimento scismatico. Col successivo Concilio di Trento (1547), e con Bologna capoluogo della Legazione pontificia, si decise di fronteggiare l’eresia convogliando l’attività didattica, fino allora dislocata in vari luoghi della città, in una sede unificata che mostrasse al mondo una chiara identità sia politico-religiosa, fortemente voluta dal Papa, sia civica e urbanistica in virtù della vita sociale, economica e culturale che si era andata via via stratificando.

Nel 1563, in poco più di un anno, venne perciò ultimato il palazzo dell’Archiginnasio con la sua bella facciata composta da trenta arcate. Committenti del progetto, realizzato dall’architetto bolognese Antonio Morandi detto Terribilia, furono il cardinale Carlo Borromeo, Legato pontificio di Bologna, e il Vicelegato Pier Donato Cesi.

 

 

Nella nuova sede si avvicendarono generazioni studentesche fino al 1803, avviate agli studi di Diritto (civile e canonico) e delle Arti (filosofia, medicina, matematica, scienze fisiche e naturali).  A perenne memoria del loro passaggio lasciarono il più ricco patrimonio araldico murale esistente al mondo; oltre 6.000 stemmi, riportanti le nationes di provenienza dei gruppi studenteschi e i nomi degli eletti a rappresentarli, fanno compagnia ai numerosi busti e affreschi commemorativi dedicati ai loro maestri di Studio.
Tutte le pareti interne dell’edificio ne sono decorate: loggiati, scaloni e aule.

 

Dal cortile del palazzo, due ampi scaloni laterali conducono al primo piano, distinguendo logisticamente l’accesso alle due aree di studio: quella per i Legisti e quella per gli Artisti.

 

Lungo il corridoio, al primo piano, sfilano le dieci porte di accesso alle antiche aule, attualmente inaccessibili e rese tutte comunicanti fra loro durante la riorganizzazione dei locali. In ciascuna aula è raffigurata una Madonna sotto la cui protezione era ubicata la cattedra del docente.
Dopo la costituzione della Biblioteca comunale, frutto di un lunghissimo e paziente lavoro di catalogazione, le aule assunsero i nomi dei prestigiosi donatori che arricchirono il patrimonio, fino allora raccolto, con le proprie collezioni di libri, cartine e manoscritti.

 

Le due aree di studio terminano ciascuna con la rispettiva Aula Magna.
Quella dei Legisti o Sala dello Stabat Mater, così chiamata in onore della prima esecuzione italiana dell’omonima opera di Gioachino Rossini, avvenuta nel 1842 sotto la direzione di Gaetano Donizetti, è tuttora luogo di incontro per iniziative culturali  (convegni, conferenze, presentazioni di volumi, reading-concerto). 

 

 

Al lato opposto si accede invece all’Aula Magna degli Artisti, adibita nel 1838 a Biblioteca Comunale. La sala è aperta al pubblico sia per la consultazione degli innumerevoli testi e documenti che arricchiscono la biblioteca, sia per trovarvi un angolo di pace dove poter leggere liberamente un proprio libro.

salalettura

Biblioteca comunale, sala di lettura. (Fonte: Archiginnasio di Bologna)

Il loggiato superiore vanta alle pareti una vasta galleria di opere commemorative di  docenti illustri. Fra le altre l’affresco allegorico di Marcantonio Franceschini dedicato a Marcello Malpighi (1628–1694), medico anatomista di grande innovazione e padre dell’osservazione microscopica nelle diverse branche della medicina, e  quello del suo principale detrattore, Giovanni Girolamo Sbaraglia (1641-1710), convinto difensore della tradizione medica galenica. L’affresco è di Donato Creti (busto in bronzo di Giuseppe Mazza).

Memoria di Marcello Malpighi

Mercurio, simbolo di eloquenza e ragione, consegna all’Eternità un rotolo contenente il nome di Malpighi. A destra la Medicina si regge sull’antico simbolo greco che la rappresenta, il bastone di Asclepio.

Memoria di Giovanni Girolamo Sbaraglia. Due figure allegoriche: l’Esperienza mostra degli occhi e la Ragione stringe un morso da cavallo.

Sale di consultazione

 

Presso il punto di informazioni (Reference) è possibile ammirare la splendida Caduta di Fetonte di Ludovico Carracci (1560-1609): parte di affresco strappato e recuperato nel 1861 da un soffitto di Palazzo Montecalvi.

Ludovico Carracci, ‪‎Caduta di Fetonte‬

L’Archiginnasio allestisce numerose mostre durante tutto l’anno. Quella attuale, A fior di pelle. Legature bolognesi in Archiginnasio, è aperta gratuitamente fino al 23 giugno 2019.

Incunaboli

A fior di pelle. Legature bolognesi in Archiginnasio, a cura di Federico Macchi

 

No. BOLOGNA BLOG non ha dimenticato il Teatro anatomico. Gli sta solo riservando un articolo tutto per sé che uscirà a breve.
Alla prossima puntata!

 

Stefania Ferrini


Un sentito ringraziamento a Maurizio Avanzolini, Responsabile dei Servizi al Pubblico, per la gentile accoglienza e disponibilità ad accompagnarci attraverso i secoli di magnifica storia dell’Archiginnasio.


 

Link esterni:

Archiginnasio di Bologna 2: Teatro anatomico (seconda parte)
Archiginnasio  di Bologna – Visita online

Che cosa offre l’Archiginnasio e orari di apertura
In memoria di…
Le mostre dell’Archiginnasio
Gioachino Rossini, Stabat Mater

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