L’itinerario inizia ai piedi delle Due Torri (abbiamo dedicato un articolo alle torri di Bologna).
Sotto le Due Torri si erge la statua di San Petronio, realizzata in marmo da Gabriele Brunelli nel 1682. Dopo essere stata conservata per oltre un secolo all’interno della basilica omonima, dove si trovava dal 1871, il 4 ottobre 2001 la statua del Santo Patrono di Bologna è stata ricollocata nella sua sede originaria, ai piedi delle Due Torri, destinazione prevista fin dalla fine del XVII secolo.

A destra della Torre Asinelli si apre Piazza della Mercanzia (o Loggia dei Mercanti), alla quale si accede attraverso un suggestivo scorcio urbano. Qui sorge il Palazzo della Mercanzia, oggi sede della Camera di Commercio, Industria, Agricoltura e Artigianato di Bologna. L’edificio fu costruito tra il 1384 e il 1391 con funzione di dogana, ed era dotato di una loggia destinata allo scarico delle merci.


La facciata porticata è caratterizzata da due ampi archi ogivali sormontati da bifore gotiche; tra queste si inserisce un elegante balcone in marmo traforato, coperto da cuspide, dal quale i giudici dei mercanti leggevano le sentenze al popolo radunato al suono della campana, detta “Lucardina”. Secondo la tradizione, i colpevoli di fallimento doloso venivano legati al pilastro centrale della loggia ed esposti alla pubblica gogna. L’edificio fu restaurato tra il 1887 e il 1889 da Alfonso Rubbiani e, nel 1949, parzialmente ricostruito a seguito dell’esplosione di una bomba inesplosa fatta brillare dai tedeschi.
Sulla piazza si affacciano le case Reggiani-Seracchioli, le cui facciate, risalenti al XIV secolo, rappresentano rari esempi di abitazioni gotiche a due piani. Nella casa di destra sono stati ripristinati il portico ligneo e il pittoresco balcone, aggiunto nel 1924 (vedi articolo dedicato ai portici di Bologna).

Imboccando via Santo Stefano, sul lato sinistro, si incontra la Torre Alberici. Nel 1273 Amedeo Alberici fece assottigliare i muri di circa due metri e aprì un varco al piano terra per ricavarvi una bottega, considerata la più antica della città. Nel corso dei secoli, questo spazio ha avuto diverse destinazioni d’uso. All’interno del cortile, la torre conserva ancora una splendida scala del XVI secolo. Sopra l’ingresso della bottega si può osservare la serraglia lignea a ribalta, con chiusure e saracinesche originali: una struttura in legno rinforzata con ferri e chiodi, dotata di catene azionabili dall’interno.




Curiosità
Il locale posto al numero civico 3 di Piazza della Mercanzia è stato sede, per oltre un secolo (dal 1919 al 2022), del celebre ristorante “Al Pappagallo”, protagonista della tradizione gastronomica bolognese grazie ai suoi piatti tipici.


Le pareti del locale erano adornate da centinaia di fotografie, memoria viva dei numerosi personaggi illustri che lo avevano frequentato. Tra il 2017 e il 2022, i nuovi gestori avevano realizzato importanti interventi di restauro conservativo, valorizzando gli ambienti e collegando il ristorante alla suggestiva sala della Torre Alberici, trasformandola in una “bottega con cucina”, e mantenendone le caratteristiche originarie.
Proseguendo per via Santo Stefano, il primo vicolo sulla sinistra è via del Luzzo, dove si trova un’insegna figurata raffigurante un luccio. A Bologna esistono altre due insegne simili, probabilmente pensate in passato per chi non sapeva leggere: il riccio in via del Riccio e la testa in via del Cane.

Il secondo viottolo a sinistra è vicolo Trebisonda, molto caratteristico specialmente durante la bella stagione.

Curiosità
Trebisonda era il nome (Trabzon o anche Trebizond) di un porto turco sul mar Nero molto noto nel medioevo come crocevia per i traffici tra occidente e medio oriente. Fu città bizantina e capitale dell’Impero di Trebisonda (1204-1461), uno degli stati successori dell’impero bizantino, e fu conquistata dai turchi nel 1461.
L’importanza del porto generò un modo di dire vivo ancora oggi: il faro di Trebisonda era importantissimo per i commercianti che facevano spola tra oriente e occidente e “perdere la trebisonda” significa ancora oggi perdere la rotta, perdere il controllo, non sapere cosa fare e dove andare.
Al numero civico 16 sorge Palazzo Isolani (1708). Il Palazzo, luogo adibito ad eventi, ha una singolare scala elicoidale attribuita al Vignola.

Sulla destra, al numero civico 9, sorge Palazzo Amorini-Salina (1451). La sua facciata è impreziosita da decorazioni a rilievo e da originali teste in cotto.
Davanti a voi si apre la piazza acciottolata di Santo Stefano con il magnifico complesso della Basilica di Santo Stefano.

Da sotto il portico di Palazzo Isolani si accede alla Corte Isolani, un affascinante passaggio pedonale che collega Piazza Santo Stefano a Strada Maggiore, attraversando i cortili interni del palazzo storico. Oggi la corte offre un’atmosfera elegante, animata da negozi e locali di ristoro.



Casa Isolani, affacciata su Strada Maggiore, è celebre per il suo antico portico, sostenuto da travi in quercia alte nove metri: uno dei più antichi portici medievali ancora esistenti. È inoltre legata alla suggestiva leggenda delle “tre frecce” conficcate nel soffitto.

Giriamo a destra e, in Strada Maggiore 26, troviamo Casa Rossini (1824). Fu costruita su progetto di Francesco Santini per volere di Gioacchino Rossini, che vi trascorse molti anni della sua vita. L’esterno è decorato da rilievi con emblemi musicali e versi latini; lo stesso Santini dipinse anche la volta della magnifica scala interna.



“Non deve essere orgoglioso il padrone della sua casa, ma la casa del suo padrone”
Proseguendo, al numero civico 34, troviamo Palazzo Sanguinetti (XVI secolo).
Originariamente appartenente alla famiglia Loiani e considerato uno dei palazzi più belli di Bologna, fu acquistato nel 1569 dai fratelli Riario, che accorparono alcuni edifici circostanti e realizzarono un imponente scalone scenografico.
Ulteriori trasformazioni avvennero dopo il 1796, quando il conte Antonio Aldini, che aveva ottenuto il palazzo in concessione, fece inglobare la vicina Torre degli Oseletti e suddividere il grande salone cinquecentesco. Nacquero così le attuali sale delle Virtù e delle Feste, le cui decorazioni rappresentano tra le più importanti testimonianze del neoclassicismo cittadino.
Nello sfondo del cortile è una prospettiva a trompe-l’œil di Luigi Busatti del XIX secolo.
Oggi il palazzo ospita il Museo Internazionale e Biblioteca della Musica, inaugurato nel 2004.


Tra il civico 34 e il 36 di Strada Maggiore si erge la Torre degli Oseletti. Oggi raggiunge un’altezza di 31 metri, ma in origine doveva essere molto più elevata, probabilmente fino a circa 70 metri. La sua costruzione risale al XII secolo.
Al numero civico 42, Palazzo Bianchetti. Già residenza della famiglia Tartagni alla fine del XV secolo, il palazzo fu successivamente rinnovato per volontà di Pierpaolo Bianchetti su progetto di Angelo Venturoli. La facciata, in stile neocinquecentesco, è ornata da mascheroni in terracotta realizzati da Giacomo Rossi e conserva capitelli tardo-quattrocenteschi.
Al numero civico 44, Palazzo Davia-Bargellini (1638). Il portale è caratterizzato da imponenti figure in macigno, scolpite nello stesso anno da Gabriele Brunelli. All’interno, lo scenografico scalone, voluto da Vincenzo Bargellini, fu progettato da Carlo Francesco Dotti e realizzato da Alfonso Torreggiani. Al piano terra si trova l’interessante Museo Davia-Bargellini.


Di fronte al palazzo sorge la Basilica di Santa Maria dei Servi. Essa rappresenta uno splendido esempio di architettura gotica. L’edificio è preceduto da un ampio e arioso quadriportico, la cui costruzione ebbe inizio nel 1393 e si protrasse fino al XIX secolo.
L’interno custodisce numerose opere di grande valore artistico; tra queste spicca la Maestà in trono di Cimabue, situata in una cappella dell’area absidale e considerata il vero tesoro della chiesa.
Il complesso è completato da un campanile alto circa 52 metri, elegante nelle sue colonnine e in armonia con il quadriportico antistante.


Potrete proseguire fino al numero civico 45, Palazzo Hercolani (1793), sede della Facoltà di Scienze Politiche. All’interno si distinguono un maestoso scalone monumentale e una raffinata loggia decorata con statue in stucco di Giacomo De Maria.
Al piano terreno si trova la suggestiva “Stanza alla boschereccia”, realizzata da Fantuzzi nel 1810, mentre la volta dello scalone è impreziosita dall’affresco La gloria d’Ercole.



Ritornate indietro fino a Piazza Aldrovandi, dove al numero civico 19, nel cortile interno del palazzo, si può ammirare un elegante dipinto a trompe-l’œil.

Percorsa la piazza, giungete in via San Vitale, dove a sinistra svetta il Torresotto di San Vitale. È uno dei quattro torresotti ancora esistenti della seconda cerchia muraria medievale, nota anche come “Cerchia dei Mille”.
Al numero civico 50, la Chiesa dei Santi Vitale e Agricola in Arena. La chiesa fu edificata in onore dei protomartiri bolognesi Vitale e Agricola: il primo servo, il secondo patrizio e suo padrone, uniti dalla fede cristiana.
Di particolare pregio è la cappella di Santa Maria degli Angeli, mentre la cripta, raccolta e suggestiva, rappresenta una tappa imprescindibile della visita.

Al numero civico 23, Palazzo Fantuzzi. La facciata, iniziata nel 1521 per volontà di Francesco Fantuzzi, è scandita da semicolonne bugnate ed è arricchita da decorazioni con elefanti, simbolo araldico della famiglia.


All’interno si conserva un monumentale scalone progettato da Paolo Canali nel 1680, ornato da statue di Gabriele Bunelli.
Ritorniamo al punto di partenza. In piazza di Porta Ravegnana n. 1 troviamo il Palazzo dei Drappieri, edificato tra il 1486 e il 1496 per la Corporazione dei drappieri, detti Strazzaroli.
Sopra il balcone centrale in arenaria (1507), si apre una nicchia che ospita una statua della Vergine con Bambino, opera di Gabriele Fiorini. È nota come Madonna del Campanello: in occasione della discesa della Madonna di San Luca (a maggio) o durante eventi particolari, la tenda rossa che la protegge viene sollevata e viene fatto suonare il piccolo campanello posto al suo fianco.
Gli itinerari di Barbara
Link interni:
Lascia un commento