Questo itinerario inizia in
Piazza Galvani
dove si trova il monumento dedicato a Luigi Galvani, noto studioso bolognese conosciuto prevalentemente per aver scoperto l’elettricità biologica. La statua fu realizzata in marmo dallo scultore Adalberto Cencetti e collocata, nel 1879, nell’omonima piazza davanti al Palazzo dell’Archiginnasio.

In piazza Galvani si apre un sottopassaggio che conduce nella
Corte de’ Galluzzi
A sinistra svetta la torre medievale dei Galluzzi (XIII sec.), alta 31 metri.
(Leggete il nostro articolo dedicato alle torri di Bologna).

Dalla porta si accede al ristorante “Da me”. Al suo interno sono ben visibili i muri dell’altro lato della torre. Inoltre, le finestre del ristorante danno sul bel cortile di un antico palazzo.


Procediamo nel sottopassaggio accanto alla torre che conduce in via D’Azeglio e svoltiamo a sinistra. Una volta giunti in via de’ Carbonesi, giriamo a destra dove, al numero civico 5, troviamo la
Majani Cioccolato Boutique, dal 1796
Se, come me, amate la cioccolata non perdetevi questo negozio!

Majani ha inventato, più di un secolo fa, il famoso cremino FIAT a 4 strati, un’alternanza di pasta di nocciole e mandorle, dalla sublime cremosità. Buonissima la scorza di cioccolata fondente. E ancora i tortellini al cioccolato bianco, al latte o fondente, dal dolce “ripieno” cremoso.
Poco più avanti facciamo una breve deviazione a destra, in via Val d’Aposa, per osservare l’
Oratorio dello Santo Spirito
L’oratorio presenta una bellissima facciata rivestita e decorata in cotto: gli ornati e i cinque medaglioni con Santi sono attribuiti a Sperandio da Mantova.
Ritorniamo in via de’ Carbonesi che prosegue in via Barberie. Svoltiamo a sinistra in via del Riccio. Al numero civico 2 troviamo
L’insegna del riccio
Fu una famiglia a dare il nome alla via: i Richi, da cui “Rico” e successivamente “riccio”.

Esistono altre due insegne figurate a Bologna (forse pensate per gli analfabeti di un tempo): il pesce di via del Luzzo e la testa di via del Cane (ne parliamo qui sotto).
In fondo a via del Riccio incontriamo via Saragozza. Svoltiamo a sinistra e proseguiamo lungo via Urbana. Facciamo ancora una breve deviazione a sinistra in
via Belfiore 3 (Dipinti)
Osservate i bei dipinti sotto il tetto del palazzo, con la scritta Non plus ultra.


Ritorniamo su via Urbana e proseguiamo fino a raggiungere via d’Azeglio. All’incrocio, di fronte a noi, osserviamo
Il balcone di Palazzo Marsigli
Il balcone-veranda (detto anche tamburo) di Palazzo Marsigli, costruito nel 1685, è un elemento decorativo degno di nota.

Ora possiamo fare due brevi deviazioni su via D’Azeglio: una a destra fino alla
Diavolessa di via D’Azeglio
Al numero civico 41 vi è l’ex-Ospedale degli Innocenti, chiamato così perché, sotto le volte, ebbe sede l’orfanotrofio fino al 1797. Sotto il porticato una statua di ferro battuto con sembianze diaboliche e femminili osserva minaccioso i passanti. La “diavolessa” bolognese fu collocata all’ingresso dell’ex orfanotrofio per indurre al ripensamento i genitori che si accingevano ad abbandonare i loro neonati.

l’altra deviazione è a sinistra, per vedere
Palazzo Bevilacqua
In via D’Azeglio 31 si trova Palazzo Bevilacqua. Iniziato per conto di Nicola Sanuti nel 1477, passò nel 1484 a Giovanni II Bentivoglio.
Degno di nota è il bugnato dell’intera facciata realizzato in pietra arenaria di Porretta. Grazioso il balconcino in ferro battuto. La facciata è percorsa, in tutta la sua lunghezza, da una panca in arenaria.


Torniamo all’incrocio di Palazzo Marsigli e imbocchiamo via Marsili fino a raggiungere via del Cane
La testa di via del Cane
Sulla parete del palazzo in angolo (Palazzo Barbazzi), una testa d’uomo con una folta barba bianca rivela l’identità di Andrea Barbazza, dottore in legge e capostipite della famiglia Barbazzi.

Proseguendo per via Marsili si raggiunge via Garibaldi, dove si apre la bella piazza di San Domenico.
Basilica di San Domenico

Nella basilica è custodita l’Arca di San Domenico, opera del 1267 di Nicola Pisano, con aggiunte di Niccolò da Bari (noto come Niccolò dell’Arca), di Alfonso Lombardi e di un giovanissimo Michelangelo Buonarroti.

Nella omonima piazza si trovano due colonne con le statue in bronzo di San Domenico e della Madonna e due arche in stile gotico con le tombe di glossatori di diritto canonico.
Ci sarebbe tanto da scrivere sulla Basilica di San Domenico alla quale dedicheremo un articolo a parte.
Proseguendo per via Garibaldi raggiungiamo
Piazza Cavour
Nella piazza si trova un giardino pubblico con al centro una statua a mezzobusto dedicata a Camillo Benso di Cavour (1902).


La canzone di Lucio Dalla, Piazza Grande, dedicata a un senzatetto, si riferisce a piazza Cavour, dove il cantautore ha abitato da giovane con la madre. Proprio per commemorare il cantautore bolognese, è stata installata nella piazza una panchina con una statua che lo raffigura, ad opera di Antonello Paladino.

Potrete ora proseguire l’itinerario alla scoperta di piazza Maggiore e del Quadrilatero.
Altre fotografie:


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