Bologna: Piano Regolatore del 1889 – Mercato di Mezzo


Via Rizzoli agli inizi del ‘900, prima di essere allargata. (collezione Fausto Malpensa)

Con il Piano Regolatore Generale (PRG), approvato nel 1889 dopo una lunga gestazione, prese avvio una fase di interventi massicci sull’assetto tradizionale della città di Bologna.
Il progetto di allargamento e di regolamento edilizio, proposto già dopo la caduta del governo pontificio e l’unificazione d’Italia (1861) ma varato trent’anni più tardi, cambiò non solo il volto ma anche il tessuto socioeconomico di un’urbe che, per secoli, aveva mantenuto la sua tradizionale e angusta struttura medievale senza subire grandi sconvolgimenti.
I primi interventi iniziarono fra il 1902 e il 1904 con la demolizione quasi completa della cinta muraria del XIV secolo, di cui furono conservate solo dieci delle porte complessive originarie.

Fine ‘800: Porta Saragozza e la cinta muraria. I tram sono ancora trainati dai cavalli. (collezione Fausto Malpensa)

Fra il 1910 e il 1920 fu ridisegnato il cuore del centro storico e commerciale compreso fra il Palazzo Re Enzo e le Due Torri. I grandi lavori proseguirono fino agli anni Trenta con l’allargamento dell’asse Rizzoli-Ugo Bassi (un tempo Via Mercato di Mezzo e Via Vetturini).

Due correnti opposte si scontrarono per attuare il PRG secondo le diverse visioni della nuova città: quella dei conservatori come l’architetto Alfonso Rubbiani, che aveva già eseguito su alcuni palazzi storici ritocchi conservativi e di abbellimento ispirati allo stile medievale di Siena e Venezia, e quella dei demolitori come l’ingegnere Giuseppe Ceri, concentrati esclusivamente sulla ricostruzione.

Nella foto seguente: i due “rivali” Rubbiani e Ceri accomunati (al centro) dalla Loggia della Mercanzia, ristrutturata dal primo e spettatrice delle demolizioni, a pochi metri di distanza, volute dal secondo (seduto col piccone in mano).

Con la scomparsa delle mura i confini urbani si espansero notevolmente nell’arco di alcuni decenni. Nell’ampia zona pianeggiante verso nord, già interessata da insediamenti ferroviari, sorsero quartieri popolari come la Bolognina (fuori Porta Galliera) e la Cirenaica (fuori Porta San Donato), mentre il lato pedecollinare a sud-ovest (Saragozza-Costa) attirò la borghesia locale per le sue peculiarità di “città-giardino”.

Dopo l’allargamento dell’importante asse Rizzoli-Ugo Bassi, furono create nuove arterie come l’asse Irnerio-dei Mille-Don Minzoni che, tagliando via Indipendenza, già aperta in precedenza (1884-1896) per collegare il centro-città alla stazione ferroviaria, collegò le porte S. Donato e Lame. Negli anni Trenta fu creata anche l’arteria Marconi-Amendola parallelamente a via Indipendenza. Queste notevoli modifiche al vecchio assetto urbanistico facilitarono gli spostamenti fra il cuore urbano e le periferie progressivamente in via di espansione.

Foto seguenti:
(1-2) via Ugo Bassi prima e dopo l’allargamento, agli inizi del ‘900 e negli anni ’50.
(3) Incrocio via Ugo Bassi-Marconi-S. Felice-p.za Malpighi. Il tram proviene da via Roma (poi Marconi), non ancora allargata, e sta svoltando in via Ugo Bassi. (collezione Fausto Malpensa)

Il PRG significò quindi demolizioni e sventramenti di interi isolati, ricostruzioni più moderne e l’evacuazione dei residenti, delle attività commerciali, artigianali e delle relative corporazioni che avevano animato quei vecchi reticoli per secoli. Molti di essi non vi tornarono più.

1913: via Orefici in angolo con via Accuse (che sparirà). I cartelli annunciano i traslochi dei negozi. (fonte: Bologna cambia volto, ed. Pendragon)

Con l’aiuto della prossima foto proseguiamo lungo via Ugo Bassi (non ancora allargata) fino alle Due Torri, per incontrare l’area del Mercato Di Mezzo.

Via Ugo Bassi prima degli anni ’30. In fondo, via Rizzoli e le Due Torri. (collezione Fausto Malpensa)

Mercato di Mezzo

Era il toponimo dell’area esistente fra i due grandi mercati di Piazza Maggiore e Piazza Ravegnana.

Si trattava di un vasto intrico di vicoli angusti d’impianto medievale e brulicante di arti e mestieri vitali per la città. Vi si trovavano infatti calzolerie, calzaturifici, caprerie (tosapecore), macellerie (beccai/beccari), stallatici, drogherie, salumerie, tabaccherie, spaderie (affilature di lame), battiloro (appiattimento di vari metalli), pignatterie (vasellame), zibonerie (confezioni di giubbe), oreficerie, pelliccerie, cappellai, ombrellai, gargiolai (tessitura della canapa), capestrari (cordami) ecc. Qui risiedevano anche le relative corporazioni fra cui quelle di Beccari, Mercanti, Falegnami, Pittori, Bombasari, Capestrari, Strazzaroli, Pellicciai.

Via Mercato di Mezzo, anticamente via Nuova poi Rizzoli dal 1881, in onore del grande ortopedico che aveva lasciato le sue fortune alla città per la costruzione dell’omonimo ospedale, era la strada che collegava direttamente i due mercati da Piazza del Nettuno alle Due Torri. L’imbocco, molto più avanzato di oggi, iniziava all’angolo con Casa Campogrande, poi abbattuta. Nel punto più largo la via non raggiungeva i 7 metri.

Foto seguente, da sx: imbocco di Via Rizzoli (già Mercato di Mezzo), Casa Campogrande con voltone su via della Corda e Palazzo Re Enzo, già ristrutturato da Alfonso Rubbiani con chiusura delle finestre rettangolari, ripristino di quelle gotiche e ricostruzione di merli su tracce preesistenti di cui si ignorava la forma originaria.
(Foto: Wikipedia)

Foto seguenti:
Imbocco di via Rizzoli da piazza del Nettuno. In angolo a destra, Casa Campogrande.
(collezione Fausto Malpensa)

Tratto finale verso le Due Torri. Tutto il lato destro, dove spicca l’insegna dell’albergo Quattro Pellegrini, sarà demolito per consentire l’allargamento della strada. A sinistra, targa dell’albergo Corona d’Oro in angolo con via Cavaliera, poi rinominata via Oberdan. Sotto la torre Asinelli si allarga piazza Ravegnana.
(collezione Fausto Malpensa)

Due bellissimi scorci da piazza Ravegnana. Negozi di battirame sotto la torre Asinelli e via Rizzoli prima dell’allargamento.
(collezione Fausto Malpensa)

Nell’area del Mercato di Mezzo furono demoliti interi isolati per allargare e allineare le vie Rizzoli e Caprarie-Orefici (1914-16). Scomparvero invece altre più corte e anguste i cui nomi ricordavano le principali attività che le caratterizzavano.
Sparirono quindi le vie Zibonerie (giubbe), Pescherie, Cimarìe (tessiture), Pelliccerie, Tosapecore, Spaderie, Cànepa (mercerie, filati), delle Accuse (condanne pubbliche), della Corda (supplizio per i condannati) e la piazza degli Uccelli (pollame).
Furono salvate le vie Caprarie (macellerie), Calzolerie e Orefici, ma scomparvero le tante corporazioni presenti nell’area come, per esempio, quella dell’Arte dei Beccai, una delle corporazioni medievali più potenti.

Nella mappa seguente: le strade scomparse (arancio), quelle rimaste o rinominate (blu) e i tre nuovi lotti costruiti con tecniche modernissime e l’uso di cemento armato:

Foto seguenti: cantieri fra Palazzo Re Enzo e via Rizzoli nel 1913. Già scomparse Casa Campogrande, via della Corda, Cànepa, Spaderie, delle Accuse e piazza degli Uccelli. Il blocco Palazzo del Podestà/Palazzo Re Enzo torna così alla luce su ogni lato e diventa un isolato a sé stante.
(collezione Fausto Malpensa)

Sotto, altre parti scomparse:
1) Voltone e via della Corda fra Casa Campogrande e Palazzo Re Enzo. In fondo, via delle Accuse. – 2) Via delle Accuse e albergo Tre Zucchette. – 3) Via Spaderie-angolo via Orefici nel 1911: Palazzo Lambertini (XIII sec., ristrutturato nel 1522) prima della demolizione e della successiva costruzione del palazzo Ronzani.
(collezione Fausto Malpensa)

Le torri demolite nel Mercato di Mezzo (1914-23)

Una delle note da molti ritenute dolenti ancora oggi, oltre la scomparsa delle mura di cinta, fu l’abbattimento di sei torri riemerse dopo le demolizioni degli edifici in cui erano inglobate da secoli. Nelle controversie fra demolitori e conservatori, fra questi ultimi Giosuè Carducci e Gabriele D’Annunzio oltre il Comitato per Bologna Storica e Artistica di cui faceva parte Rubbiani, la spuntarono i demolitori. Nelle aree destinate alla costruzione dei primi due nuovi lotti caddero quindi le torri Atticonti, Tencarari e la Tantidenari, detta “dei telefoni” per il traliccio a cui erano allacciati i fili della prima compagnia telefonica bolognese.

Torre Tantidenari “dei telefoni” in vicolo Tosapecore, adiacente al palazzo Lambertini, tutti scomparsi (fonte: BolognaCheCambia)
Le ultime tre torri abbattute nel terzo lotto

La costruzione dei primi due lotti era terminata. Li separava la nuova via degli Artieri che, allargata, aveva rimpiazzato il vicolo Tosapecore. Nel 1923 iniziarono le demolizioni del terzo lotto, quello ancora visibile nella prossima foto, e anch’esso avrebbe riservato sorprese… turrite.

Sotto: via Rizzoli, primi due lotti. A destra, in primo piano, il nuovo Palazzo Ronzani in stile Liberty, fatto costruire dal “re della birra”. In fondo, separato da via Calzolerie, il terzo lotto non ancora demolito evidenzia la larghezza originaria di via Rizzoli.
(fonte: collezione Fausto Malpensa)

Durante le demolizioni dell’ultimo lotto restarono isolate tre ulteriori torri vicine alla Loggia della Mercanzia: la Riccadonna, in buone condizioni, la Artenisi e un troncone pericolante della Conforti-Guidozagni.

Torre Riccadonna e Casa Masotti, prima della demolizione, viste da Piazza della Mercanzia. (fonte: Wikiwand)

Nella prossima foto, in primo piano, le tre torri demolite dopo aspre polemiche: Artenisi, Conforti-Guidozagni e Riccadonna. Sullo sfondo le Due Torri (Garisenda e Asinelli).
(fonte: torridibologna.it)

Nelle foto seguenti: le tre torri riemerse con tracce evidenti delle abitazioni adiacenti, già demolite, di cui subiranno la stessa sorte solo a guerra finita.
(collezione Fausto Malpensa)

Sotto: 1) Il nuovo cantiere dopo l’abbattimento delle tre torri. 2) Il terzo lotto ultimato. Via Calzolerie lo separa dai primi due.
(collezione Fausto Malpensa)

Mappa seguente: torri Artenisi (A), Conforti-Guidozagni (B) e Riccadonna (C).

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Un sentito GRAZIE a Fausto Malpensa per averci consentito questo affascinante viaggio nel passato attraverso la sua preziosa raccolta di cartoline e di foto antiche.
Non troviamo miglior congedo di queste ultime perle della sua collezione e…

… così come farebbe un’elegante grafia su una cartolina, a cavallo fra Otto e Novecento, intingiamo anche noi il pennino nel calamaio per vergare i nostri più festosi
saluti da Piazza Maggiore e da Bologna!

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Stefania Ferrini

Categorie:Bologna, Bologna e ProvinciaTag:

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