CURIOSITÀ SU BOLOGNA
All’incrocio di via San Leonardo con via San Vitale è posta una curiosa lapide del 1573, in cui si vietava alle “cortigiane” di abitare in quella via per rispetto alle monache cistercensi orsoline, che risiedevano nel vicino convento di San Leonardo.

Chi affittava locali a prostitute o delinquenti, era specificato, avrebbe dovuto pagare una multa pari al doppio di quanto percepito. Un aspetto interessante della lapide è che, nell’impianto latino, molte parole sono riportate nell’italiano del Cinquecento, in modo che il messaggio risultasse chiaro e inequivocabile anche ai meno istruiti, mentre il latino dava autorevolezza al decreto. Si noti, ad esempio, il frammento: “Decretum fuit…che nella detta contrada noli possi habitare cortigiane ne persona di mala vita sub poena locatoribus della perdita del doppio della pigione”.
Il provvedimento fu iniziativa del Cardinale Paleotti, in quegli anni vescovo di Bologna, e fece parte della lunga e vana lotta alla prostituzione, condotta per secoli dalle autorità bolognesi. La presenza in città di studenti forestieri, abbastanza abbienti da poter vivere fuori casa per anni a spese della famiglia, determinò sempre una fortissima richiesta di ragazze. Gli ultimi bordelli, nel Novecento, si concentravano proprio nella zona attorno a via San Leonardo. Chiusero in seguito alla legge Merlin nel 1958, che aboliva la prostituzione e l’esercizio nelle case di tolleranza.
Case di tolleranza e case private
Nel Medioevo la prostituzione a Bologna emerse come fenomeno diffuso e parzialmente regolamentato. Il primo bordello ufficiale sorse intorno al 1382 nella Corte dei Bulgari (attuale Galleria Cavour) e fu poi trasferito in prossimità della Torre dei Catalani. I Padri Celestini della vicina chiesa, però, ne ottennero la chiusura nel 1520. Anche fuori mura sorgevano case di tolleranza: la più importante era dove ora si trova Villa Revedin.
C’era anche una forma di prosituzione privata: molte si fingevano signore benestanti e accoglievano i clienti in casa per offrire più discrezione. In questo modo non dovevano indossare la fascia bianca, con rose nere e campanellini, cui erano costrette le prostitute “ufficiali”. Se smascherate, però, rischiavano che fosse loro tagliato il naso.
Barbara Zoli
Tratto da: Davide Daghia, Bologna insolita e segreta.
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